Sicuri che l’assembramento riguardi solo i concerti?

Ultimamente ci sono più o meno tra le 200 e le 300 persone che ascoltano le cose che blatero nel podcast. Mi fa piacere, ma in generale mi dà pure fastidio, visto che alcuni ricondividono il link al podcast e ok. Altri se ne escono sulle loro bacheche con pensieri e/o articoli molto simili a quelli che ho enunciato io.

Sarà che pensiamo tutti alle stesse cose eh per carità. Sarà.

In ogni caso il problema sta diventando gigantesco. Sto cazzo di Covid-19 ha non solo fatto collassare ulteriormente l’economia di un Paese già non messo benissimo, e che da sempre si basa solo sul risparmio privato per andare avanti e illudersi che sia tutto a posto.

Ciò che mi inquieta è che nessuno stia pensando a cosa faranno quei milioni (sì, milioni, dato che la questione ha portata mondiale) di lavoratori collegati agli eventi se gli eventi non potranno riprendere come prima.

Ora non voglio ripetere che la salute viene prima di tutto e la cosa più importante da far riprendere è la scuola. Perché son cose scontate e ovvie. Ma dovrebbe essere altrettanto scontato e ovvio che il problema di non potersi più “assembrare” riguarda non solo i concerti da 1500 persone in su (fino a 80.000). Ma riguarda inevitabilmente anche gli eventi sportivi, le sfilate di moda, le fiere e qualsiasi cosa collegata a tutto questo. E tutte le persone che lavorano in questi settori.

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JC

Classe 1980. Giornalista pubblicista dal 2005. Digital Strategist e Papà Metallaro dal 2012. Malato di Musica da sempre. Ho lavorato per Onstage Magazine (2011-2020) e fondato Outune.net (2006-2016).

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