Un bel tacer non fu mai scritto

A volte la soluzione migliore è non fare nulla, non pubblicare per forza, non obbligarsi a dire qualcosa a ogni costo. Nelle ultime settimane ho riflettuto parecchio su quanto stesse succedendo sia a livello globale (la pandemia), sia a livello personale.

E sono state settimane di riflessione abbastanza silenziosa, condivise con pochissime (e fondamentali) persone che mi sono vicine. Tutto questo mi ha portato a fare determinate cose e a riprenderne in mano delle altre.

Non sempre è possibile spiegare cosa sta succedendo o cosa si sta facendo, spesso non si può proprio fare perché (specialmente a livello professionale) ci si potrebbe creare dei problemi a qualsiasi livello. Ma ogni cosa, a suo tempo, sarà resa nota nelle modalità più opportune.

La necessità di tacere o di ragionare con calma, mente lucida, prendendosi più tempo possibile per farlo, è sicuramente qualcosa che è fondamentale per l’uomo e che dovrebbe essere reso obbligatorio per legge a ogni livello.

Perché continuando a correre a caso, senza spesso guardare dove si va, non si potrà mai avere una visione chiara di dove si vuole arrivare. Fermandosi invece ci si può anche rendere conto che si sta andando nella direzione sbagliata, oppure che si è imboccata una strada che va verso destinazioni che non si condividono, che magari fanno anche ribrezzo una volta che si raggiungono.

Oltretutto è essenziale, prima o poi, scegliere da che parte stare, da che parte dirigersi, dove andare a parare specialmente se si sono superati gli -anta. Perché molto spesso non vale poi così tanto la pena di avvelenarsi l’animo. Proprio non vale la pena. E vale invece la pena far vedere da che parte si sta davvero, mettere in mostra le proprie capacità e rischiare anche di essere più poveri ma molto più dignitosi, felici e cazzuti.

E la scusa del “bisogna anche poterselo permettere” è, appunto, una scusa. Specie in un Paese in cui si cambia cellulare ogni 2 anni e auto ogni 4/5.

In conclusione il lockdown che rivivremo tra pochi mesi (tralascio ogni considerazione legata a favorevoli, contrari, cospirazionisti o meno in quanto non cambierebbe assolutamente nulla per la sostanza della realtà che viviamo e che vivremo minimo fino al 2022), sarebbe bello vedesse coinvolti anche i social network. Tutti, da Facebook a Instagram, da YouTube a Linkedin.
Non voglio chiuderli, sarebbe troppo bello. Ma vorrei che da questi fosse eliminata la possibilità di commentare.
Se davvero bisogna fare gli editti per salvaguardare la salute pubblica, obbligare i cittadini a disintossicarsi da questa forma moderna di bar virtuale – dove si parla di ogni cosa perennemente sbronzi, cercando di farsi notare cercando consensi aprioristici e convicendosi di essere indispensabili al mondo nonché perennemente nel giusto – sarebbe la prima urgenza per ogni stato civile.
In modo che, magari, si tornasse a pensare in silenzio e a ragionare. Attività oramai irrimediabilmente smarrite da una popolazione assuefatta a consumo vorace di ogni cosa, analfabetismo funzionale e all’iperattività polpastrellica su touchscreen di ultima generazione.
Vivo di sogni da sempre in effetti. E ho deciso di continuare a farlo.

About the author

JC

Classe 1980. Giornalista pubblicista dal 2005. Digital Strategist e Papà Metallaro dal 2012. Malato di Musica da sempre. Ho lavorato per Onstage Magazine (2011-2020) e fondato Outune.net (2006-2016).

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