CDV – Litfiba, Milano 10 marzo 1995

Qui si parla di smarrimento della verginità. La prima volta in cui andai, comprando il biglietto di mia sponte, a un concerto. La prima di altre 733 volte praticamente.
Avevo da non molti giorni compiuto 15 anni e, certo, mi era già capitato di vedere delle persone con degli strumenti su un palco. Alle sagre paesane piuttosto che in altre situazioni che non ricordo perfettamente.

Se non avete voglia di leggere…

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Di certo avevo ben chiaro da tipo un 5 anni che mi piacesse un sacco il rock’n’roll. Anche quello bello pestone. Gli Iron Maiden erano il mio sogno proibito (nonostante il cambio di cantante, da Bruce a Blaze, fatto che mi aveva solo marginalmente toccato dato che all’epoca non esistevano i social), avevo visto 657 volte la VHS del Monsters Of Rock a Mosca del 1991 e suonavo la batteria picchiandomi sulle ginocchia e pestando entrambi i piedi (come se avessi un doppio Iron Cobra da maltrattare) al ritmo dei pezzi dei Metallica e dei Pantera.

Ma i Litfiba erano qualcosa di sicuramente interessante e che, soprattutto, non avrebbe accesso troppe proteste in famiglia nel momento in cui avessi espresso la volontà di andarli a vedere ad Assago. Intanto erano dichiaratamente di Sinistra, quindi li seguivano un po’ tutti i miei compagni di classe, che significava passaggio auto assicurato andata e ritorno da uno dei genitori che avrebbero avuto il compito di portarci.

Poi non lo nego: quando vidi il video di Tex su VideoMusic rimasi discretamente gasato. Mi comprai la cassettina di Terremoto (alla Standa di Paolo Sarpi a Milano, al primo piano nell’imboscato reparto dischi) un paio d’anni prima e il raccoltone Re del Silenzio (mai autorizzato dalla band ma minchia che raccoltone!) e il live clamoroso Colpo di Coda, girarono non poco nell’autoradio della macchina di papà nell’estate del 1994. Tipo che cantavamo insieme alcuni ritornelli. Infine, cosa non da poco, in Italia che facevano rock di un certo tipo fino a quel momento e che riscuotevano un buon successo (almeno per la mia conoscenza di allora) c’erano Vasco, i Litfiba, i Timoria e Ligabue. Anzi fino a quel momento i Litfiba erano gli unici che erano anche riusciti a fare qualche stadio, non ovviamente ai livelli del Blasco, ma insomma era tantissima roba per un adolescente che considerava gli stadi riservati ai colossi della scena rock mondiale.

Insomma tutto era abbastanza delineato, nonostante l’uscita del nuovissimo Spirito (arrivato nell’autunno del 1994 e noleggiato in biblioteca per doppiarlo su una TDK) non mi avesse lasciato esattamente estasiato.

Da amici più grandi mi si raccontavano meraviglie dei loro live: Piero si butta sul pubblico e ci cammina sopra i crani, il volume è altissimo, Ghigo è un fenomeno, quando parte Tex devi stare attento ai calci che arrivano nei reni. Roba meravigliosa per chi non vede l’ora di andare davvero in mezzo alla bolgia per la prima volta.

Complessivamente il concerto fu figo ma:
1 – non suonarono Tex (giuro).
2 – Piero si sputtanò due costole lanciandosi nel pubblico (almeno così dicevano, non ho mai capito se l’avvenimento fosse successo il 9 o il 10 marzo, visto che fecero data doppia al Forum, ma probabilmente il fattaccio successe il 9).
3 – L’acustica fu tremenda, non si capiva davvero nulla (ma fortunatamente conoscevo abbastanza le canzoni).
4 – Suonarono praticamente tutto Spirito mentre io oltre a Tex aspettavo Cane, Gira nel mio cerchio e Re del silenzio come poche altre cose.
5 – Tornai a casa completamente drogato di Maria pur senza fumarla, a causa dei vapori continui causati dai fischioni che giravano senza sosta nel parterre, al punto che mi presi un cazziatone epocale una volta a casa sul fatto che fosse meglio aspettare un attimo prima di devastarsi di cannoni (e per uno che non ha mai fumato manco un sizzi in vita sua potete capire…).

Le cose belle in ogni caso furono moltissime:
1 – La gente si ammazzava davvero, eravamo stipati, compressi e senza aria da un’ora prima dell’inizio effettivo dello show. E per quanto non mi rendessi conto di aver rischiato la vita più volte, ricordo alcune situazioni con sincero affetto ancora oggi.
2 – Al momento in cui la sicurezza diede l’ok per alzarsi tutti dal pavimento per lanciarsi contro la transenna (all’epoca vigeva l’usanza di correre all’ingresso ma inevitabilmente la security ti avrebbe fatto accucciare a pochi centimetri dalle transenne per un bel po’), guadagnai come niente 10 o 12 file nonostante fossi un seghino esile e imberbe.
3 – Vidi con piacere che l’headbangin’ fosse condiviso e approvato da un po’ tutti.
4 – Presi tanti di quei calci al momento dell’inizio de Lo spettacolo che rivalutai gli interventi assassini che subivo quando giocavamo tra bande rivali al parchetto.
5 – Piero era un vero e pazzesco animale da palco, che mi fece immediatamente tornare la voglia di tornare a farmi ricrescere i capelli (dopo che ero stato brutalmente costretto a inizio prima scientifico a tagliare una zazzera improponibile fatta crescere senza alcuna cura tra i 13 e i 14).
6 – Capii che andare ai concerti mi avrebbe sicuramente rovinato la vita visto che era troppo sublime godersi l’attesa e il delirio in mezzo agli sconosciuti abbracciandosi senza senso recitando a memoria le strofe de La preda, per pensare di fare a meno di queste emozioni troppo a lungo.

La scaletta

Maudit
El diablo
Lo spettacolo
La musica fa
Tammùria
Dimmi il nome
Lulù e Marlene
No frontiere
Il vento
Onda araba
Animale di zona
Spirito
Gioconda
Cangaceiro
Suona fratello
Ragazzo
Africa
Lacio drom (Buon viaggio)
Diavolo illuso
La preda
Ora d’aria

NB: questo è il carinissimo documentario prodotto sullo Spirito Tour 1995. Vale la pena.

About the author

JC

Classe 1980. Giornalista pubblicista dal 2005. Digital Strategist e Papà Metallaro dal 2012. Malato di Musica da sempre. Ho lavorato per Onstage Magazine (2011-2020) e fondato Outune.net (2006-2016).

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